Batterie auto elettriche: il mercato del riuso è in crescita
Secondo Felix Wagner, amministratore delegato e cofondatore della società tedesca Circunomics, l’aftermarket delle batterie per veicoli elettrici potrebbe arrivare, entro cinque anni, a rappresentare il 10-20% dell’intero mercato delle batterie per auto elettriche. La stima, riportata da Automotive News e ripresa da Elektroauto-News, riflette il progressivo invecchiamento dei modelli della prima generazione, tra cui Renault Zoe e Nissan Leaf.
Con l’uscita dal parco circolante delle vetture più anziane e la scadenza delle garanzie, aumenterà il numero di accumulatori disponibili per riparazioni, sostituzioni e nuove applicazioni. La batteria, che spesso rappresenta uno dei componenti più costosi dell’auto elettrica, può così conservare un valore economico anche dopo la fine del suo impiego originario.
Una ricerca di Axa Novi e Wolk & Nikolic After Sales Intelligence, citata nell’articolo originale, descrive le batterie come uno dei segmenti in crescita più rapida dell’aftermarket elettrico. Le previsioni sul valore complessivo del comparto variano in funzione degli scenari, ma indicano un potenziale economico significativo nel prossimo decennio.
Second life: quando l’accumulatore non è più adatto all’auto
Una batteria che ha perso parte della capacità iniziale può risultare meno adatta a un veicolo, dove autonomia, potenza e ricarica rapida sono requisiti centrali. In un impianto fisso, invece, le condizioni di utilizzo possono essere meno impegnative. Dopo controlli approfonditi, i moduli ancora sicuri possono quindi essere integrati in sistemi che immagazzinano energia e la restituiscono quando serve.
Questi sistemi possono supportare impianti fotovoltaici, aziende, reti elettriche e infrastrutture che necessitano di una riserva energetica. Il riutilizzo permette di sfruttare più a lungo materiali e componenti già prodotti, ritardando il ricorso al riciclo e riducendo la necessità di realizzare subito nuovi accumulatori.
Wagner stima che il 50-60% delle batterie giudicate idonee al riutilizzo possa essere destinato ad applicazioni di accumulo stazionario. Circa il 30% delle batterie a fine vita, invece, potrebbe essere in condizioni troppo compromesse per un secondo impiego e richiederebbe l’invio diretto al riciclo. Si tratta di stime industriali, non di percentuali valide in ogni mercato o per ogni modello.

La sfida è standardizzare batterie molto diverse
Il riutilizzo su larga scala deve affrontare un problema pratico, le batterie non sono tutte uguali. Dimensioni, chimica, formato dei moduli, elettronica di controllo e stato di salute cambiano da un costruttore all’altro e persino tra modelli della stessa marca. Un operatore può ricevere accumulatori provenienti da veicoli diversi, ma chi gestisce grandi impianti di accumulo ha bisogno di quantità elevate di moduli compatibili e con prestazioni prevedibili.
Per questo sono fondamentali diagnosi affidabili, tracciabilità, procedure di smontaggio sicure e criteri condivisi per misurare lo stato di salute della batteria. Servono inoltre regole chiare su garanzie, responsabilità e sicurezza. Senza questi elementi, i costi di selezione, trasporto, test e riconfigurazione possono ridurre o annullare il vantaggio economico del riutilizzo.
Il riciclo resta indispensabile per recuperare le materie prime
Il second life non elimina la necessità del riciclo, ma può affiancarlo in una strategia circolare. Quando una batteria non è più sicura o non offre prestazioni sufficienti, il trattamento industriale consente di recuperare materiali come litio, nichel e cobalto, da reintrodurre nella filiera produttiva quando le tecnologie e l’economia del processo lo permettono.
L’Agenzia internazionale dell’energia osserva che la disponibilità di batterie giunte a fine vita crescerà con un ritardo rispetto alla diffusione dei veicoli elettrici, perché molti accumulatori resteranno in servizio per anni. Nel frattempo, il mercato dell’usato e le applicazioni di seconda vita possono posticipare il momento in cui le batterie diventano materiale da riciclare. Per l’Europa, costruire infrastrutture coordinate per test, riuso e recupero sarà quindi essenziale.
Un’opportunità industriale per i prossimi anni
Circunomics ritiene che il mercato secondario possa generare ricavi aggiuntivi importanti per le case automobilistiche, anche attraverso la vendita controllata delle batterie destinate a una seconda applicazione. Il settore dovrà però trovare un equilibrio tra il valore residuo dell’accumulatore, il costo delle batterie nuove e la disponibilità di prodotti standardizzati.
La prospettiva è quella di una filiera in cui ogni batteria venga valutata caso per caso: riparazione o riutilizzo quando è sicura e conveniente, riciclo quando non lo è più. In questo modo, la transizione elettrica potrà valorizzare meglio le risorse impiegate nella produzione e ridurre gli sprechi lungo l’intero ciclo di vita.
Secondo te, il riutilizzo delle batterie delle auto elettriche negli impianti di accumulo dovrebbe essere una priorità prima del riciclo?
Fonte
- https://www.iea.org/reports/global-ev-outlook-2026/electric-vehicle-batteries
Il mio interesse per il mondo elettrico è nato nel 2020, anno in cui ho iniziato a collaborare con Matteo. Da allora, la mia passione è cresciuta costantemente. Nel 2021, ho abbandonato la mia auto termica per passare a un veicolo elettrico. Ora, sono entusiasta di condividere la mia conoscenza in questo settore. Ogni giorno, cerco di combinare la mia passione per la tecnologia e l'attenzione per l'ambiente per contribuire in modo positivo al mondo che ci circonda.




