L'AMOC si sta indebolendo, i satelliti rilevano nuovi segnali
Le osservazioni satellitari stanno offrendo nuovi indizi sul possibile indebolimento della circolazione oceanica atlantica, un sistema fondamentale per il trasporto del calore verso l'Europa. Secondo un'analisi riportata da New Scientist, la quantità di calore trasferita dall'oceano all'atmosfera suggerirebbe un rallentamento dell'AMOC pari a circa il 18% in quarant'anni.
Il dato è importante, ma va interpretato con attenzione. L'AMOC è un sistema complesso, difficile da misurare direttamente su periodi molto lunghi, e gli scienziati stanno ancora cercando di distinguere una tendenza persistente dalle normali oscillazioni della circolazione oceanica.
Perché l'AMOC è così importante per il clima europeo
L'AMOC, acronimo di Atlantic Meridional Overturning Circulation, è una vasta rete di correnti che trasporta acqua calda verso nord in superficie e riporta acqua più fredda verso sud nelle profondità oceaniche. Questo movimento redistribuisce il calore tra le regioni tropicali e quelle settentrionali, influenzando il clima su entrambe le sponde dell'Atlantico.
La corrente del Golfo è una componente importante di questo sistema, ma AMOC e corrente del Golfo non sono sinonimi. La circolazione dipende anche dalle differenze di temperatura e salinità che determinano la densità dell'acqua, oltre che dall'azione dei venti.
Quando l'acqua calda raggiunge il Nord Atlantico, perde calore e diventa più densa. In alcune regioni affonda, contribuendo alla circolazione profonda che completa il sistema. Se questo meccanismo rallenta, cambia anche la quantità di energia trasportata verso le alte latitudini.
Per l'Europa, il fenomeno è rilevante perché contribuisce a mantenere condizioni climatiche relativamente miti rispetto ad altre regioni situate alle stesse latitudini. Un indebolimento significativo potrebbe modificare le temperature regionali, le precipitazioni, le traiettorie delle tempeste e il livello del mare lungo alcune coste.
Che cosa indicano le nuove osservazioni satellitari
Il dato del 18% riportato da New Scientist deriva da un'analisi della quantità di calore che l'oceano cede all'atmosfera. Questo tipo di indicatore consente di ricostruire alcuni aspetti della circolazione su periodi più lunghi rispetto alle misurazioni dirette disponibili.
I satelliti non fotografano semplicemente una corrente che rallenta. Gli strumenti spaziali raccolgono informazioni fisiche che, combinate con osservazioni oceanografiche e modelli, permettono ai ricercatori di stimare come si modifica il trasporto di calore.
Il vantaggio è importante perché le misurazioni dirette dell'AMOC sono relativamente recenti. Il programma RAPID, che monitora la circolazione intorno ai 26,5 gradi di latitudine nord, dispone di una serie osservativa continuativa iniziata nel 2004.
Secondo il National Oceanography Centre britannico, gli ultimi aggiornamenti, pubblicati il 20 ottobre 2026, continuano a indicare una tendenza al rallentamento. La stima aggiornata è pari a −0,7 ± 0,6 Sverdrup per decennio, ma gli esperti sottolineano che servono osservazioni almeno fino al 2034 per distinguere meglio una tendenza duratura dalla variabilità naturale.

Il riscaldamento globale può indebolire la circolazione
Il cambiamento climatico può alterare l'equilibrio che sostiene l'AMOCI attraverso due processi principali. Il primo è il riscaldamento delle acque superficiali, che ne riduce la densità e può ostacolarne l'affondamento nelle regioni settentrionali.
Il secondo riguarda l'apporto di acqua dolce proveniente dallo scioglimento dei ghiacci, soprattutto dalla Groenlandia. L'acqua dolce diluisce quella salata del Nord Atlantico e può modificare ulteriormente la densità, influenzando i processi che alimentano la circolazione profonda.
Uno studio pubblicato su Nature Geoscience nel novembre 2024 ha individuato segnali di indebolimento dell'AMOC a partire dalla metà del Novecento, collegandoli anche alla diminuzione della salinità nelle regioni subartiche. Si tratta di risultati scientifici importanti, ma la ricostruzione dell'evoluzione passata della circolazione presenta ancora incertezze.
Gli scienziati non hanno ancora una risposta definitiva
Non tutti gli indicatori forniscono lo stesso risultato. Una ricerca pubblicata nel 2025, basata su stime dei flussi di calore tra oceano e atmosfera, non ha rilevato un indebolimento medio dell'AMOC tra il 1963 e il 2017. Altri studi recenti hanno individuato segnali di rallentamento in specifiche regioni dell'Atlantico.
Anche le osservazioni satellitari richiedono cautela. L'Università della South Florida ha riferito nel settembre 2026 che alcune misurazioni dirette e una tecnica basata sui dati satellitari non mostrano un calo statisticamente significativo nelle porzioni di circolazione analizzate. Questo risultato non dimostra che l'intero sistema sia stabile, ma evidenzia quanto sia difficile misurarne le variazioni su scala oceanica.
La distinzione è fondamentale, un segnale regionale non equivale automaticamente a una misura dell'intera AMOC. Per valutare la tendenza complessiva occorre combinare dati satellitari, strumenti oceanografici, registrazioni a lungo termine e simulazioni climatiche.
Quali conseguenze potrebbe avere un ulteriore rallentamento
Un indebolimento marcato potrebbe modificare la distribuzione del calore nell'Atlantico e influenzare i regimi meteorologici in Europa, Africa e America. Tra gli effetti studiati figurano variazioni delle precipitazioni, cambiamenti nelle tempeste e possibili aumenti del livello marino lungo alcune coste atlantiche.
Questo scenario non significa che l'Europa sia destinata a entrare improvvisamente in una nuova era glaciale. Gli impatti dipenderebbero dall'entità del rallentamento, dalla sua velocità e dalle interazioni con gli altri fattori climatici.
Gli scienziati stanno quindi cercando indicatori affidabili che consentano di riconoscere per tempo cambiamenti persistenti. Prolungare le osservazioni sarà essenziale per capire quanto del segnale rilevato dipenda dal riscaldamento causato dalle attività umane e quanto dalle oscillazioni naturali dell'oceano.
La conclusione è che i nuovi dati satellitari aggiungono elementi importanti a un dibattito scientifico ancora aperto. L'ipotesi di un indebolimento dell'AMOC merita attenzione, ma non deve essere confusa con la prova di un collasso imminente.
Secondo te, quanto dovrebbe preoccuparci un possibile rallentamento delle correnti atlantiche e quali misure dovrebbe adottare l'Europa per prepararsi ai suoi eventuali effetti?
Fonte
- https://www.noc.ac.uk/news/latest-amoc-data-continues-show-weakening-trend
Il mio interesse per il mondo elettrico è nato nel 2020, anno in cui ho iniziato a collaborare con Matteo. Da allora, la mia passione è cresciuta costantemente. Nel 2021, ho abbandonato la mia auto termica per passare a un veicolo elettrico. Ora, sono entusiasta di condividere la mia conoscenza in questo settore. Ogni giorno, cerco di combinare la mia passione per la tecnologia e l'attenzione per l'ambiente per contribuire in modo positivo al mondo che ci circonda.




